Comune di Luras

Provincia di Sassari
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Gli Olivastri di Santu Baltolu in Località Carana

A poca distanza dal Lago del Liscia, immersi nella macchia mediterranea ed inseriti in una vallata ai piedi di un'altura dove sorge la Chiesa di San Bartolomeo (risalente al XVIII secolo), è possibile ammirare due esemplari di rilevanti dimensioni di Oleastro (specie Olea Europea varietà Silvestris), una pianta diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo e considerata da molti studiosi come la versione silvestre dell'olivo comune.

Il più grande dei due, chiamato dai luresi semplicemente “S'Ozzastru” (l'Olivastro), risulta essere uno degli alberi più vecchi d'Europa, in quanto l'età stimata dai botanici farebbe risalire la pianta ad un arco temporale che va dai 3000 ai 4000 anni. Dichiarato monumento naturale (Decreto Ministeriale per i Beni Culturali e Ambientali del 17 settembre 1991) e inserito nella lista dei Venti Alberi Secolari d'Italia, tale datazione, secondo le stime del Ministero dell’Agricoltura,  consente a S'Ozzastru di detenere il primato di albero più antico d'Italia.

L'albero ha un'altezza di circa 14 metri e una circonferenza alla base di circa 20 metri, la quale si riduce a 12 metri a 1,30 metri dal suolo. La chioma ombreggia una superficie di circa 600 mq e il diametro basale del fusto è di circa 4,5 metri.

Una delle prime descrizioni dell’enorme albero venne fatta dal Casalis nel 1883 per Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna:

 

«Tra i grandi ulivastri del Carana è molto notevole quello che si vede a 50 passi dalla chiesa di San Bartolomeo presso le rovine dell’antica terra di Carana. Otto uomini non cingerebbero il suo tronco, sebbene distendessero a tutta la misura le loro braccia; e tanto sono frondosi i suoi rami, che non facilmente vi penetri la pioggia. Nella parte infima del ceppo ha palmi sardi 56».

 

Poco distante si trova un secondo esemplare con un'età stimata intorno ai 2000 anni, di minori dimensioni ma con chioma più regolare, i cui rami, arrivando fino al suolo, creano un'immensa “caverna verde”.

L'intera area, caratterizzata da una morfologia collinare piuttosto accidentata, la cui vegetazione è rappresentata da macchie e boschi di sclerofille termofile sempreverdi, tra le quali spicca il leccio in forma arbustiva o di piccolo albero, accompagnato da cisto, fillirea, lentisco, corbezzolo, perastro e appunto l'oleastro, presumibilmente in conseguenza sia delle caratteristiche pedo-climatiche del sito, sia dall'uso tradizionale della vegetazione (pascolamento con bovini e frequente ricorso al fuoco per la ripulitura dei pascoli e il controllo della macchia), rappresenta un'unità paesaggistica di assoluto valore.

Oggi il sito appartiene al Comune di Luras, il quale da anni si prodiga in azioni di tutela, salvaguardia e di valorizzazione di questi monumenti naturali divenuti ormai di grande interesse internazionale, recensiti e segnalati da diverse testate della carta stampata, riviste specializzate e guide naturalistiche e attratti da numerosi turisti e studiosi che, specie in questi ultimi anni, sono stati visitatori entusiasti.