Comune di Luras

Provincia di Sassari
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Cenni storici

 

Il paese di Luras occupa il cuore della regione storica della Gallura, sorgendo su un poggio granitico ai piedi del Limbara a circa 510 metri di altitudine.

Numerose testimonianze archeologiche attestano la presenza dell'uomo in questo territorio già in età Neolitica, tra le quali i quattro dolmen risalenti al IV millennio a.C., tra gli esempi più completi e significativi della Sardegna.

Tra le ipotesi avanzate sulla origine del paese ve ne sono alcune che lo identificherebbero come una delle colonie fondate dagli Etruschi nel IX a.C., oppure, la più suggestiva, rimanda al 19 d.C., quando una colonia di 4000 ebrei fu deportata in Sardegna per ordine dell'Imperatore Romano Tiberio e una parte di questi avrebbe poi fondato Villa Lauras o Oppidum Luris. A suffragare tale ipotesi vengono richiamati diversi toponimi, insieme a certi aspetti culturali e caratteriali degli abitanti. Nessun documento o reperto storico è giunto fino a noi per consentire di far luce sulle  vicende del paese durante il periodo del dominio romano in Sardegna, anche se è rilevabile nella parlata lurese la presenza di numerosi vocaboli di chiara provenienza latina, conservatisi sino ad ora.

Con il crollo dell’Impero Romano la Sardegna, dopo un breve dominio dei Vandali, passò sotto il dominio dei Bizantini. Dell’epoca bizantina, come per il resto della Gallura, è stato tramandato a noi il culto di quei santi che si identificano nella tradizione della chiesa greco-orientale: San Costantino, Sant’Elena, San Michele Arcangelo, San Nicola, San Leonardo, cui furono (e lo sono tuttora) intitolate le chiese (all'epoca parrocchiali) dei villaggi esistenti in epoca medioevale nell’attuale territorio di Luras. Alla tradizione bizantina può essere ascritto anche il culto di N.S. del Buon Cammino, un tempo denominata N.S. d’Itria (o anche S. Maria di Odigitria), festeggiata a Luras ogni anno il primo lunedì di ottobre in concomitanza con la festa patronale.

La lontananza, non soltanto geografica, di Bisanzio ebbe come conseguenza l’abbandono della Sardegna a se stessa, costretta ad affrontare con le sole sue forze le incursioni sempre più frequenti e massicce degli Arabi. Il formarsi di una nuova classe dirigente contribuì all’avvio del governo giudicale ed alla successiva suddivisione della Sardegna in quattro Giudicati, i quali a loro volta erano ripartiti amministrativamente in curatorie, ciascuna delle quali comprendeva diverse Ville.

Il primo documento storico che cita Luras è la Carta Pisana del 1300, dove vi sono elencate tutte le ville del Giudicato di Gallura. Luras, che all'epoca contava circa 80 abitanti, faceva parte della curatoria di Gemini Josso.

Nel 1324 in Sardegna iniziò il periodo Catalano-Aragonese e il villaggio di Luras fu concesso in feudo ai Catoni fino al 1330 e poi ai Pujalt.

Dopo la guerra fra il Regno di Arborea e gli Aragonesi, Luras fu occupato dagli Arborensi e nel 1365 riprese la fisionomia giudicale fino al 1420, quando tornò a far parte del Regno Aragonese di Sardegna. Da questo momento, e fino alla fine del dominio spagnolo nell'isola (1718), Luras venne concessa a diverse famiglie che si alternarono nei secoli successivi, tra le quali i Carròs, i Portugal e i De Silva Fernandez.

In età medievale e durante il periodo aragonese e spagnolo nel territorio di Luras sorgevano diversi villaggi, tra i quali Siffilionis (oggi Silonis), Canahim (l'attuale Canaili) e Canarhan (oggi Carana), abbandonati in epoche diverse a causa delle carestie, pestilenze e incursioni dei barbari.

Con il trattato di Londra del 1718 la Spagna perdeva il dominio della Sardegna che, dopo alterne vicende, veniva assegnata al Piemonte.

Inizialmente l’amministrazione Sabauda fu improntata ad una notevole prudenza per cui molte leggi e consuetudini ereditate dagli antichi dominatori rimasero in vigore per l’intero secolo.

La svolta si sarebbe verificata con la presenza a Cagliari del Re e della Corte,  rifugiatasi nella città nel 1799 a seguito dell’occupazione del Piemonte da parte di Napoleone Bonaparte.

Ed è proprio nel XIX secolo che il paese raggiunse un certo benessere, quando alle tradizionali attività agricole si affiancarono quelle commerciali, che videro i luresi impegnati a vendere in tutta l'isola (e non solo) le merci e i propri manufatti come pelli, lana, lavorati del sughero e del ferro, stoffe, dolci, vini, acquavite, formaggi e sas berritas, un copricapo maschile in lana scura o in orbace.

Oggi l'economia dei circa 2500 abitanti è basata sull'agricoltura, sull'allevamento, sulla lavorazione del sughero e del granito, sull'edilizia, sulla viticoltura e vinificazione. Nel territorio, infatti, si trovano tra le vigne più estese e pregiate dell'alta Gallura, dalle quali si producono vini apprezzati come il Vermentino, il Moscato e il Nebiolo di Luras.